Sara (2004)

Fazzoletto di terra rossa (una pagina del diario di viaggio in Tanzania)

 

3 agosto '04 – Primo giorno
Catapultata in un mondo sconosciuto ai confini del globo, inspiro profondamente e mi lascio pervadere dal calore che emana questo lembo di terra: Africa. La culla della vita. L’impatto con questa nuova realtà m’induce in uno stato di fibrillazione mentale senza precedenti: i colori, i rumori, i profumi, le persone …, tutto qui ha un che di antico e di moderno al contempo, e tale fusione genera quel che mi si para davanti agli occhi: una visione di una così grande armonia tra uomo e ambiente da risultare quasi irreale.
Ho l’impressione di essere stata proiettata in un’altra dimensione: lo stesso scorrere del tempo pare incantato, a tratti sembra pure aver abbandonato queste terre; se ciò sia dovuto all’assenza di quella dannata frenesia di stampo occidentale alla quale sono abituata oppure ad una sorta di magia intrinseca del posto, o magari alla combinazione di entrambi i fattori, questo non saprei dirlo; ormai però, non mi stupisco più se, dopo aver chiesto: “Quanto manca?” ed aver sentito in risposta: “Cinque minuti”, trascorre più di un’ora dalla mia domanda. I “cinque minuti” africani sono un’indicazione variabile, non scientifica, e bisogna prenderne atto, volenti o nolenti!
Devo ammettere che la cosa non mi dispiace; ora che sono qui, colgo tutta l’assurdità della fretta che imperversa nella mia vita di tutti i giorni, e un’improvvisa ma chiara consapevolezza balena nella mia mente: capisco che qui essa è davvero fuori luogo.
Rimango subito conquistata dai sorrisi e dagli sguardi cordiali che gli indigeni mi riservano: io, viso pallido straniero nella loro terra, vengo accolta con tutti gli onori, al pari di una principessa orientale quale sarei secondo il significato del mio nome …
L’incommensurabile umanità che contraddistingue questa gente mi colpisce.
Era credenza diffusa che i bianchi fossero i soli ed unici portatori di civiltà (e purtroppo c’è ancora oggi chi è di tali vedute): ebbene, non c’è niente di più sbagliato; si può imparare molto da queste persone aperte e gentili, assai più di quanto possano fare esse da noi; è triste ammettere che qui crescono rigogliosi valori morali che da noi si smarriscono, fuori posto in una società in cui predominano consumismo e denaro, ricchezze inestimabili che dalle nostre parti potrebbero andar perdute.
Nutro una grande stima per i Tanzaniani, ammiro il loro profondo rispetto per il prossimo e la loro solida dignità: si accontentano del poco che hanno e non chiedono, pensano solo a dare; essi vedono ciò che c’è, dove l’uomo bianco vede ciò che non c’è.
Quante lezioni di vita in una giornata trascorsa in mezzo a loro, giocando con i bambini e parlando con gli adulti: al di là della barriera culturale della lingua, un semplice gesto e uno sguardo costituiscono una forma di comunicazione molto coinvolgente e di grande valore umano.
Provo un’inattesa ed indescrivibile felicità al sorriso del primo bimbo che incontro: so che è un sorriso spontaneo, sincero, e che non ha prezzo.
Visitare un paese straniero stando a contatto con la popolazione locale, apprendendone la storia e la cultura in modo diretto, è un’esperienza unica, che mi ha già arricchita e che, comunque finisca, mi accompagnerà per il resto dei miei giorni …
Un tesoro che potrò condividere con tutti coloro che sapranno apprezzarlo, ma che nessuno potrà mai sottrarmi, poiché esso è ancorato qui, sul mio contachilometri…
Per oggi termino qui, caro diario, perché stasera il cielo è sgombro di nubi e c’è una stellata spettacolare: grazie alla scarsa illuminazione artificiale gli astri risplendono d’un’intensità argentea introvabile alle nostre latitudini, e la Croce del Sud esercita su di me un fascino magnetico al quale non posso resistere oltre…

 

23 agosto '04 – Ritorno a casa
Si dice che il primo amore non si scorda mai: ebbene, io ricorderò sempre ilo mio.
Il suo nome era Africa.

Sara C.

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