Anna Maria (2004)
Mundindi
Mundindi è un piccolo paese situato nel distretto di Iringa. Siamo approdati
lì perché è il paese natale di Padre Melodious.
Vi raccontiamo questa realtà, non potendo fare a meno di guardarlo attraverso
i nostri occhi e la nostra mente di occidentali, abituati a vivere in una dimensione
diversa. La sensazione è stata quella di fare un viaggio nel tempo, più
che nello spazio…
La comunità, secondo quanto ci ha raccontato Padre Melodious, conta circa
4500 persone, dedite prevalentemente all’agricoltura. Ciò spiega il
tessuto ‘urbano’ del paese, dove il centro è un agglomerato di
poche case, mentre la maggior parte di esse sono sparse sul territorio, vicine agli
appezzamenti di terreno che le famiglie coltivano per il proprio sostentamento.
L’acqua non è un problema: l’altitudine e le montagne vicine
ne garantiscono la presenza. Essa è distribuita alla popolazione tramite
un acquedotto che la porta, se non nelle case, almeno in loro prossimità.
Non esiste elettricità, se non quella del generatore della parrocchia. E’
così che al calar della notte, il cielo fa sfoggio di tutte le stelle, anche
quelle più lontane. Non riusciamo, però, a trovare altri vantaggi
in questa anacronistica situazione.
Non c’è neanche il telefono, né quello via cavo, assente in
quasi tutta la Tanzania, né la copertura per il cellulare, che pure viene
garantita nelle principali città.
Le strade della zona sono dissestate e mai asfaltate: siamo infatti al di fuori
dalle direttrici che collegano i centri maggiori, dove si trovano le uniche vie
di comunicazione ad avere una parvenza di modernità.
Peraltro non ci sono automobili, se non qualche rarissima eccezione, tra cui la
jeep della parrocchia. Non abbiamo visto neppure altri mezzi di trasporto, se non
qualche bicicletta: la gente si muove quasi esclusivamente a piedi.
I mezzi di comunicazione - tv, radio, giornali – praticamente non esistono:
abbiamo visto una televisione, quella della parrocchia, e ci scommetterei che sia
l’unica nel raggio di chilometri.
Il nostro soggiorno a Mundindi si è aperto con la partecipazione alla messa
domenicale che ha rappresentato anche la modalità di presentazione del nostro
gruppo alla comunità locale.
Il rito è stato intervallato, secondo il loro costume, da canti e danze suggestive
e si è protratto per circa 2 ore, una durata insolita per noi e i nostri
ritmi frenetici.
La messa costituisce un momento importante di aggregazione per la comunità
e anche un’occasione di scambio di informazioni, che inizia all’interno
della chiesa e va avanti anche alla fine della cerimonia, nell’area antistante
la stessa.
Dentro la chiesa, i fedeli trovano una collocazione diversa a seconda dell’età
(tutti i bambini sono davanti; gli anziani ai lati) e il sesso (le donne al centro,
gli uomini dietro ai lati). Il numero dei giovani è molto grande e sappiamo
che non si tratta solo di una loro maggiore propensione a frequentare la messa.
Qui le famiglie sono molto numerose: avere 8–10 figli rientra nella norma.
Le statistiche ufficiali recitano che in Tanzania in ogni famiglia ci sono in media
5 figli; che quasi la metà della popolazione ha meno di 15 anni, e che solo
il 2.6% supera i 64. Probabilmente quella piccola comunità rispecchia totalmente
la demografia tanzaniana.
La scuola di Mundindi.
Camicia bianca, maglioncino rosso, pantaloni blu: è la divisa dei piccoli
studenti di Mundindi.
Visitiamo con piacere la loro scuola che, purtroppo, ha una storia recente piuttosto
travagliata: il tetto di alcune aule è crollato, fortunatamente dopo che
i bambini si erano allontanati. Ora i giovani studenti sono in attesa che la comunità
completi un nuovo edificio.
Nel frattempo due classi – 160 bambini in tutto – assistono alle lezioni
all’interno di un magazzino.
Partecipiamo, per alcuni minuti, ad una lezione di matematica: il maestro chiede
il risultato di una operazione, e alcuni ragazzi alzano la mano. Il maestro indica
uno/a di loro, che darà la sua risposta: se la risposta è esatta,
tutta la classe tributerà un breve applauso al grido di: bravo/a, bene, sei
il migliore.
Stupisce la disciplina di questi ragazzi i cui occhi vispi risaltano nell’ombra
della grande stanza.
I bambini arrivano da tutta l’area circostante, percorrendo a piedi anche
alcuni chilometri. Arrivano presto, alle 8.00, perché devono aiutare a pulire
le aule: anche questo fa parte della loro educazione.
Alle 9.00 iniziano le lezioni: ci sono 10 insegnanti per più di 600 alunni.
Anche i libri sono un bene raro e prezioso: ce n’è uno ogni 20 studenti.
Gli insegnanti suscitano tutta la nostra ammirazione per il lavoro che svolgono,
così importante per la comunità, in una situazione di effettivo disagio.
Visitiamo anche l’asilo, dove trascorriamo un’ora a giocare con gli
85 bambini presenti: - gli immancabili palloncini colorati ci permettono di creare
un contatto, a dispetto dell’impossibilità di comunicare in una lingua
comune.