Domande e risposte














In breve, in cosa consistono i Progetti per la Tanzania?

Una Onlus italiana (Nessuno Escluso) aiuta una Onlus tanzaniana (COF). Nessuno Escluso condivide gli obiettivi di COF e raccoglie e invia i fondi necessari a realizzarne i progetti.

Quali sono gli obiettivi di COF?

Aiutare gli orfani, i bambini poveri e i ragazzi di strada, dando loro la possibilità di vivere dignitosamente e frequentare la scuola. La scuola e la preparazione al lavoro sono considerati da COF il fulcro del progetto.

Perchè c'è così tanto bisogno di aiutare gli orfani? E chi sono i ragazzi di strada?

In Tanzania, come in molti altri paesi dell'africa, l'AIDS, la malaria e altre malattie mietono molte vittime tra i giovani adulti. La loro morte rende orfani molti bambini; alcuni, che vorremmo definire i più "fortunati" trovano ospitalità presso i parenti. Altri rimangono completamente soli e vanno ad incrementare il numero di coloro che vivono per strada, e che tentano di sopravvivere ricorrendo ad espedienti più o meno leciti.

Perchè la scuola e l'istruzione sono così importanti?

L'istruzione è l'unico mezzo per combattere l'ignoranza e la superstizione, che sono assai spesso all'origine delle situazioni di degrado in cui queste persone vivono. Andare a scuola significa aumentare la consapevolezza dei propri diritti e doveri, significa imparare a trovare il modo per migliorare la propria esistenza. A scuola si impara a leggere e a scrivere, ovvero ad accedere all'informazione; si impara a fare parte di una comunità, a rispettare le leggi che la regolano, ma anche a conoscere i propri diritti, per esempio quello di avere un'assistenza sanitaria.

Chi garantisce che il denaro venga realmente impiegato per i ragazzi e per il progetto?

Noi volontari di Nessuno Escluso Onlus impegniamo il nostro tempo e il nostro denaro per aiutare COF e quindi facciamo di tutto per presidiare le attività e fare sì che i contributi italiani trovino la migliore applicazione possibile. Abbiamo deciso di aiutare COF perchè abbiamo conosciuto le persone che vi lavorano e, attraverso la supervisione delle loro attività, abbiamo verificato l'impegno e la serietà con cui operano. A riprova di tutto ciò, quest'anno COF ha ricevuto dal governo locale il riconoscimento di migliore Organizzazione Non Governativa del distretto tra le 20 presenti sul territorio, proprio per le doti di trasparenza ed efficienza con cui utilizza i fondi a sua disposizione.

Quali effetti concreti sta producendo il nostro aiuto?

Ad un anno dall'inizio del progetto e dal primo viaggio a Njombe alcuni volontari di Nessuno Escluso sono tornati a trovare la dottoressa Lucia e i ragazzi di COF per vedere quali effetti avessero prodotto i nostri aiuti.

Due sono state le cose che ci hanno impressionato di più:

  1. lo stato d'animo dei bambini e dei ragazzi che avevamo conosciuto l'anno scorso. Il ricordo richiamava alla mente l'immagine di bambini e ragazzi timidi, insicuri, poco propensi a mostrarsi, a parlare di fronte agli ospiti. Seduti alla stessa nostra tavola, sembravano vergognarsi di mangiare il cibo che avevano nel piatto! I vestiti, in molti casi consunti e sporchi, accentuavano il senso di disagio. Quest'anno quegli stessi ragazzi sembravano delle persone "nuove". Certamente non possono avere dimenticato le storie di povertà, lutto, solitudine e disperazione che si sono lasciati alle spalle. Ma ora conducono una vita diversa ed hanno un futuro in cui sperare. Frequentano la scuola e sono desiderosi di mostrare i loro quaderni, i loro lavori, i loro "piccoli/grandi" successi quotidiani. Molti di loro hanno iniziato a studiare l'inglese e cercano di comunicare nella nuova lingua. Hanno dei vestiti nuovi, e un aspetto dignitoso e sono fieri della possibilità che la vita ha loro offerto avendo incontrato persone come la dottoressa Lucia e i volontari di COF;
  2. il segno più tangibile dei progressi del progetto è la costruzione del centro di accoglienza, che è progredita assai velocemente. Avere visto quattro costruzioni, di cui una completata e abitata dai ragazzi, e tre in fase di completamento, laddove l'anno scorso c'erano poco più che delle fondamenta, è stata un'emozione fortissima!
Quante e quali sono le difficoltà che COF incontra nella vita di tutti i giorni?

Le difficoltà purtroppo sono tante. E per chi, come noi, è abituato ad avere certe comodità, quelle difficoltà potrebbero sembrare insormontabili. Alcuni esempi: la casa di accoglienza sorge su un terreno - dato in concessione dal governo - situato in un'area di futura urbanizzazione, alla periferia di Njombe dove, al momento, non esiste l'accesso alla rete elettrica nè all'acqua corrente. COF utilizza un generatore a gasolio (che costa tanto e sempre di più…) e prende l'acqua da un pozzo esterno alla casa. Anche i trasporti sono difficoltosi. COF si trova in periferia, a circa tre chilometri dal centro di Njombe e, non avendo a disposizione un proprio mezzo di trasporto, ogni spostamento verso la città (scuole, Ospedale, famiglie, negozi) è difficile e oneroso.

Quali sono le principali voci di spesa per i progetti di COF?

Cibo
Gli acquisti del cibo vengono fatti in precisi periodi dell'anno e nelle zone dove il tipo di cibo acquistato ha un prezzo inferiore; viene poi stoccato (fagioli, farina, mais) nel centro di COF. Poiché alcuni generi alimentari, tipo verdure e carne, non possono essere stoccati ma devono essere acquistati volta per volta, è importante che rispetto a questi alimenti la produzione possa essere interna. Quest'anno avevano già iniziato con un piccolo orto e al nostro arrivo abbiamo consegnato loro 250 euro (denaro di Nessuno Escluso) e: 20 galline, 5 conigli, letame per concime, semi di patate, carote, spinaci, cavoli, cipolle e insalata, carriole e canne per l'acqua. Abbiamo poi chiesto a Padre Innocenti, che per Kilocha è il responsabile di tutto il settore agricolo, di aiutare ed insegnare ai ragazzi. E lui ha accettato.

Generatore
Attualmente COF dispone di luce per 95W (per questo motivo sia il personal computer che il televisore non sono al momento molto utilizzati!). Avendo a disposizione un generatore che ci è stato regalato (dalla famiglia Betteni, che ringraziamo per la generosità), bisognerebbe al più presto trovare il modo di spedirlo. In Tanzania non si riesce ad acquistare generatori perché, data la loro scarsa reperibilità, hanno dei costi esorbitanti.

Acqua
Per il momento è stato creato, con il contributo di un benefattore olandese amico di Padre Melodious, un piccolo pozzo esterno, ma con l'entrata in funzione della casa di accoglienza sarà necessaria una maggior quantità di acqua. Sarà dunque necessario trovare una nuova fonte di approvvigionamento.

Mezzi di trasporto
COF non possiede nessun mezzo di trasposto e la casa dista circa 3km dal centro abitato di Njombe. Inoltre, i ragazzi sono distribuiti nel territorio tra le due province di Iringa e Mafinga. Attualmente i trasporti settimanali per portare alle famiglie o alle case che accolgono i ragazzi il cibo e il materiale scolastico, per visitare e controllare i giovani, per parlare con i professori, avvengono utilizzando mezzi pubblici, taxi e autobus di linea. In caso di urgenza nella casa nessun mezzo è disponibile. Jackson, uno dei bambini di COF, è diabetico ed ogni giorno deve recarsi in città per le cure di dialisi; per questo occorre, assai spesso, pagare un taxi. COF ha chiesto un preventivo per l'acquisto di un pulmino. La dottoressa Lucia ed alcuni dei ragazzi più grandi potrebbero sostenere gli esami per il conseguimento della patente, così i costi potrebbero ridursi alle spese di carburante e di manutenzione (valutati in 3.000 Euro all'anno).

Medicinali e malattie
Sarebbe importante creare un fondo cure da destinare ai ragazzi interni alla struttura che si ammalano e che hanno già una volta nella vita dovuto sperimentare l'abbandono, la solitudine, la fame ed il degrado, e continuare a garantire loro almeno il sostegno e la vicinanza della nuova "famiglia".

Com'è organizzato il sistema scolastico in Tanzania?

Il sistema scolastico tanzaniano è liberamente modellato su quello inglese con 7 anni di scuola elementare OBBLIGATORIA, 6 anni di secondaria, terminando il percorso scolastico con l'università.

Asilo
In città, nelle famiglie dove i genitori lavorano, il bambino può andare all'asilo tra i 5 e i 6 anni; nel villaggio invece abbiamo visto (asilo di Mundindi, Lugarawa e Ludewa) che l'asilo è luogo d'incontro e di gioco per tutti i bambini del villaggio da quando cominciano a camminare. Istituzionalmente l'asilo non è riconosciuto dallo Stato, per questo è spesso legato alle parrocchie ed il suo sostentamento è garantito dalle famiglie. L'asilo di Mundindi, ad esempio, è sostenuto dal gruppo dei giovani di Torino, così come quello di Lupingu.

Scuola primaria (durata 7 anni, "obbligatoria")
La scuola è divisa in statale (che spesso è gestita dalla Chiesa) ed internazionale; entrambe sono a pagamento. Per le scuole statali, la retta può essere tra i 200.000 e i 300.000 scellini, (150 - 230 Euro), mentre per l'internazionale la retta è di 800.000 scellini circa (615 Euro). Nelle scuole internazionali tutte le materie vengono insegnate in inglese ed i bambini vivono all'interno della struttura mentre nelle altre primarie la lingua è lo Swahili. Per legge, la scuola primaria inizia a 7 e finisce a 14 anni; nella realtà, però, l'istruzione dipende dalla possibilità economica delle famiglie, quindi l'età d'inizio diventa relativa (ad esempio, un ragazzo può iniziare la primaria anche a vent'anni!!). Questo comporta una bassa percentuale d'iscrizioni soprattutto nei villaggi. Le scuole primarie iniziano tutte il primo di gennaio, hanno una settimana di vacanza a Pasqua, e tutto il mese di giugno, una settimana a settembre e tutto il mese di dicembre mentre le internazionali hanno una settimana di vacanza ogni due mesi, tutto il mese di agosto ed il mese di dicembre. Entrambe le scuole hanno esami prima di ogni vacanza. A giugno e dicembre viene consegnata la pagella con la media degli esami fatti durante l'anno, mentre a dicembre gli studenti devono sostenere un esame generale per poter accedere alla classe superiore. Ovviamente, le rette delle scuole internazionali non permettono agli studenti di COF di accedervi. Ma c'è un'eccezione! Il St. Benedict, una scuola internazionale privata di Njombe. Nel passato, il figlio del proprietario è stato un allievo di Padre Melodious: pare fosse uno studente difficile, ma alla fine con l'aiuto di Melodious è riuscito a terminare gli studi. La famiglia non ha dimenticato il contributo e già nel 2004 aveva accettato di inserire 4 ragazzi chiedendo una retta "solidale": anziché i 600 Euro previsti, solo i 300 che arrivavano dai donatori italiani. Poi, nel 2005, visto che il denaro arrivava puntuale ma soprattutto constatato che i ragazzi erano molto bravi e meritevoli, ha permesso a ben 9 ragazzi di COF di frequentare la scuola. Tre di loro sono i primi del loro corso! Li abbiamo conosciuti… vivaci e svegli… e, come dice Melo…, "se un bimbo è vivace, vuol dire che è intelligente, bisogna solo dedicargli più attenzione". Per il passaggio dalla primaria alla secondaria è obbligatorio un esame di stato a settembre.

Corsi parificati alla scuola primaria: MEMKWA
Poiché i ragazzi di strada in qualche caso non possono essere inseriti nell'ambito della scuola ordinaria, il Governo ha varato un progetto per creare delle scuole esterne. Sono scuole istituite normalmente all'interno di Istituti privati (vedi COF). Il ruolo del Governo è quello di fornire un professore agli Istituti, che hanno richiesto questi Centri, ma i costi devono essere sostenuti dal centro richiedente.

Scuola secondaria (durata 6 anni)
Nella scuola secondaria si segue per quattro anni il Livello Ordinario e per due anni il Livello Avanzato. La scuola secondaria ha quindi una durata di 6 anni e la percentuale di iscritti è bassissima perché, oltre al costo elevato, le sedi si trovano solo in città spesso distanti dai villaggi (Lugarawa, Mtwanga, Wende, Njombe, Miliwaha, Ifunda), distanze impensabili da colmare a piedi ogni giorno. I ragazzi dei villaggi si trovano così obbligati al trasferimento in città e sono poche le scuole che offrono vitto e alloggio. Per i ragazzi di COF, per esempio, vengono affittate delle "casette" in cui vivono in 4/5 così da permettere loro di frequentare le scuole riducendo i costi ed avendoli maggiormente sotto controllo. Ovviamente a 13 anni, se un ragazzino è orfano o comunque lontano da casa, è costretto, se vuole studiare, ad essere autonomo nel cucinare, lavare e gestire la propria quotidianità. Torna a casa due volte all'anno percorrendo spesso giornate intere a piedi per poter rientrare. Per tutte le scuole, il materiale didattico e le divise sono a carico dello studente.

Scuola secondaria professionale: V.E.T.A. Vocational Educational Training (durata: 3 anni)
Esistono scuole secondarie professionali (VETA) della durata di 3 anni in cui vengono insegnati dei mestieri (meccanica, falegnameria, sartoria, eccetera).

Università
Il ciclo di studi si conclude con l'Università, che ha durata dai 3 ai 4 anni e si trova solo in poche città. E' molto costosa ed obbliga anch'essa al trasferimento degli studenti. Il governo concede l'iscrizione gratuita a quelli che hanno avuto dei risultati eccezionali. Altri studenti sono supportati individualmente da finanziatori esterni. Nel periodo di vacanza, gli studenti sono spesso inseriti nelle scuole primarie e secondarie per fare pratica nell'insegnamento. John, che è uno dei ragazzi conosciuti l'anno scorso e che ci aveva accompagnato durante il viaggio, è uno di questi.

Qual è la situazione dell'istruzione in Tanzania?

I primi anni '80 videro in Tanzania un periodo di grande crisi economica dovuto ad una contingenza di cause (tra le quali, l'eccessivo livello di spesa pubblica e le smisurate dimensioni del settore parastatale, l'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, le severe siccità che spinsero verso l'alto i prezzi dei beni alimentari e portarono ad una diminuzione delle esportazioni, le ingenti spese militari per sostenere la guerra con l'Uganda del 1979).
Per far fronte a questa situazione, il Governo tanzaniano varò negli anni seguenti una serie di misure economiche che, per cercare di risanare il bilancio e contenere l'elevato tasso di inflazione, attuarono una politica di restrizione fiscale e monetaria con ingenti tagli della spesa pubblica (tra cui, le spese per l'istruzione e la sanità).
I risultati dell'attuazione di questo programma di risanamento economico per molti versi furono positivi ma lasciarono, per contro, insoluti alcuni importanti problemi come quelli relativi all'inflazione, alle sempre più impressionanti condizioni del debito estero; soprattutto, i grossi tagli alle spese portarono il paese verso un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Infatti, la spesa pubblica fu ridotta drasticamente: i finanziamenti alla scuola che nel 1960 rappresentavano il 30% della spesa pubblica furono ridotti al 5% nel 1994. Il governo inoltre autorizzò l'aumento del 68% del costo dell'energia elettrica e del 233% di varie imposte locali.
Nel 1974 fu lanciato dall'allora Presidente l'obiettivo di raggiungere l'istruzione elementare universale (Universal Primary Education - UPE), ossia sconfiggere l'analfabetismo. Negli anni successivi sono stati registrati straordinari tassi di iscrizioni, arrivando a percentuali di iscrizioni alle scuole primarie vicine all'86%. E' innegabile che l'impegno manifestato dalla politica dell'UPE al fine di sconfiggere almeno l'analfabetismo tra i bambini, ha ottenuto dei risultati tangibili in merito al numero di studenti sia maschi che femmine iscritti alla scuola primaria ed al numero di scuole edificate: in nessun altro paese in via di sviluppo era mai stato raggiunto un obiettivo così importante nel giro di così pochi anni.
L'istruzione scolastica primaria ha però subito un evidente declino negli ultimi anni, sia per quanto riguarda il numero di studenti iscritti, che per il livello del servizio prestato.
Gli edifici adibiti a scuole (che il più delle volte sono gli stessi di venticinque anni fa), sono spesso in condizioni fatiscenti. Le classi sono insufficienti e gli studenti ammassati in piccoli ambienti, seduti in due su una sedia o direttamente sul pavimento. E' denunciata una drammatica carenza di materiale didattico come libri, lavagne, quaderni senza l'ausilio dei quali è chiaramente impossibile fare lezione. Dai dati relativi al numero di iscrizioni, classe per classe, salta all'occhio l'enorme divario tra il numero di ragazzi iscritti alla prima classe e il numero degli iscritti alla settima ed ultima classe della scuola primaria; ciò è dovuto all'elevata frequenza di abbandoni, sia da parte dei maschi che delle femmine; circa il 50% lascia la scuola prima di giungere alla settima classe.
Quando le Autorità hanno praticato i tagli alla spesa pubblica all'interno dei provvedimenti volti al risanamento della difficile situazione economica (vedi anche Qual è la situazione sanitaria in Tanzania?), hanno drammaticamente ridotto gli stipendi dei maestri al punto tale che esiste ora la reale difficoltà a reperire il personale.
In conseguenza dell'esiguo numero di scuole secondarie sul territorio, nonché della notevole distanza delle scuole per l'insegnamento secondario da certe zone, la maggior parte degli studenti abbandona gli studi terminata la scuola primaria.
Gli studenti che vogliono essere ammessi alla scuola secondaria vengono selezionati dall'ultima classe della primaria; i dati disponibili relativi al 1990 indicano che la percentuale di ragazzi che, terminata la scuola primaria aveva un posto assicurato nella secondaria, era solo del 4,3%; nel '95 tale percentuale era salita al 5,8%. La disparità enorme rilevata tra il tasso di iscrizione relativo alla scuola elementare e quello relativo alla scuola superiore, sottolinea quanto sia stata dedicata poca attenzione alla scolarizzazione secondaria. E' vero che un buon tasso di iscrizione alla scuola primaria ha una certa importanza: sconfiggere l'analfabetismo, almeno tra i giovani, è il primo ed irrinunciabile passo verso lo sviluppo dell'essere umano; ma di certo non è sufficiente. Un tasso di iscrizione netto alla scuola secondaria pari al 6% significa infatti che il 94% dei giovani si ritroveranno senza una possibilità per un futuro migliore se non dedicarsi ad un'agricoltura che forse gli permetterà di sopravvivere, o in alternativa, di "arruolarsi" nell'esercito dei lavoratori informali; se poi il soggetto di cui stiamo parlando è una donna, il futuro è ancora meno piacevole.

In cosa consiste il "Metodo Montessori"?

Il presupposto su cui si basa il metodo Montessori è quello della massima fiducia nell'interesse spontaneo del bambino, nel suo impulso naturale ad agire e conoscere. Se posto in un ambiente adatto, ogni bambino, seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo e i suoi istinti-guida, accende naturalmente il proprio interesse ad apprendere, a lavorare, a costruire, a portare a termine le attività iniziate, a sperimentare le proprie forze, a misurarle e controllarle. A questo principio l'adulto deve ispirare la sua azione e in particolare i suoi due compiti fondamentali: saper costruire un ambiente suscitatore degli interessi che via via si manifestano e maturano nel bambino; evitare, con interventi inopportuni, un ruolo di disturbo allo svolgimento del lavoro, pratico e psichico, a cui ciascun bambino va dedicandosi.
L'istinto e il bisogno fondamentali del bambino sono quelli di un adattamento attivo al mondo delle cose e delle persone, misurate e commisurate alle sue personalissime istanze. La scuola è un ambiente che deve accogliere bambini di età eterogenea, ambiente adatto al lavoro individuale o di piccolo gruppo. Il suo parametro di misura è la casa. Un ambiente nel quale i bambini possano muoversi liberamente anche senza il diretto controllo dell'adulto alle cui cure è affidata la casa-scuola come luogo aperto alle scelte e al lavoro dei piccoli alunni. L'ambiente scolastico diventa ambiente di vita nel quali i bambini sono impegnati gioiosamente al mantenimento dell'ordine, della pulizia, della bellezza. Queste attività, definite appunto esercizi di vita pratica, hanno una funzione importante e significativa nella "Casa dei bambini" dove favoriscono il perfezionamento psico-fisico e la coordinazione dei movimenti.
La cultura del bambino è, dunque, il risultato del suo libero lavoro nel corso di esperienze personali donde egli trae e assorbe gli elementi costitutivi, i quali si fissano nel suo spirito preparandosi a dare nuovi frutti. La scuola nel suo insieme e le aule non sono confini limitanti, ma luoghi di storie e di esperienze, perché il bambino circolandovi liberamente scopre nuove possibilità di lavoro e di conoscenza.
Il metodo è supportato anche dall'uso di "materiale Montessori" attraverso il quale il bambino esercita la propria sensorialità ed intelligenza, liberamente attirato dalle segrete informazioni e dalle inesplorate soluzioni che esso racchiude. Penetrando il materiale strutturato, i bambini si rendono conto di come operano, pensano, adottano ipotesi, congetture e soluzioni, di come classificano, risolvono problemi e modificano le proprie rappresentazioni mentali. In questo senso il materiale Montessori ha una valenza pressoché assente in altri materiali e tecniche di apprendimento: poiché il lavoro che con esso svolgono è intimamente personale, essi esperimentano e conquistano il sentimento della propria autonomia e identità.

Qual è la situazione sanitaria in Tanzania?

I primi anni '80 videro in Tanzania un periodo di grande crisi economica dovuto ad una contingenza di cause (tra le quali, l'eccessivo livello di spesa pubblica e le smisurate dimensioni del settore parastatale, l'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, le severe siccità che spinsero verso l'alto i prezzi dei beni alimentari e portarono ad una diminuzione delle esportazioni, le ingenti spese militari per sostenere la guerra con l'Uganda del 1979).
Per far fronte a questa situazione, il Governo tanzaniano varò negli anni una serie di misure economiche che, per cercare di risanare il bilancio e contenere l'elevato tasso di inflazione, attuarono una politica di restrizione fiscale e monetaria con ingenti tagli della spesa pubblica (tra cui, le spese per l'istruzione e la sanità).
I risultati dell'attuazione di questo programma di risanamento economico per molti versi furono positivi ma lasciarono, per contro, insoluti alcuni importanti problemi come quelli relativi all'inflazione, alle sempre più impressionanti condizioni del debito estero; soprattutto, i grossi tagli alle spese portarono il paese verso un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Infatti, la spesa pubblica fu ridotta drasticamente: i finanziamenti alla scuola che nel 1960 rappresentavano il 30% della spesa pubblica furono ridotti al 5% nel 1994. Il governo inoltre autorizzò l'aumento del 68% del costo dell'energia elettrica e del 233% di varie imposte locali.
Anche il settore della sanità, che già versava in difficili condizioni, fu notevolmente penalizzato lasciando la popolazione abbandonata a sé stessa.
Secondo uno studio condotto dal "Tanzania Food and Nutrition Centre" (TFNC) del 1993, in media una persona è costretta a camminare per una distanza che può raggiungere i dieci chilometri per accedere ai servizi di base quali Ospedali, scuole, piccoli mercati, dispensari ecc.... La situazione diventa più complicata per le donne incinte o in allattamento e i bambini piccoli, che per avere accesso ai servizi fondamentali per la salute (Health Unit) devono percorrere distanze improponibili. La mancanza e l'inadeguatezza delle infrastrutture sanitarie è uno dei problemi più gravi che affligge specialmente le popolazioni dislocate nelle aeree rurali e rientra tra le cause principali delle precarie condizioni di salute delle popolazioni, che evidenziano elevati tassi di mortalità infantile e una bassa speranza di vita.
In Tanzania si assiste ad un'alta incidenza di malattie come la malaria, HIV, infezioni delle alte vie respiratorie, malattie che attaccano gli occhi, diarrea, malattie della pelle, ecc...
Eccetto la malaria, per la quale non esiste un vaccino ma solo la prevenzione, e in un certo qual modo per l'HIV, tutti gli altri sono comuni disturbi che nei paesi ricchi hanno un'incidenza insignificante ma che nei Paesi come la Tanzania la maggior parte delle volte degenerano in malattie estremamente serie.
In particolare, la malaria è la malattia più diffusa e quella che provoca il numero maggiore di morti, prima solo ai decessi per AIDS. Nella zona di Bahi, dove viene prodotto il riso ed è quindi un'area estremamente favorevole alle zanzare, nel 1996 erano stati registrati seimila casi di malaria su una popolazione di diciassettemila persone (più di un terzo del totale).
Da alcuni studi effettuati nel 1999 e nel 2000 in merito alla situazione sanitaria in Tanzania emergono alcuni dei dati seguenti:

  • 273.580 persone per ogni Ospedale;
  • 50.000 persone per ogni centro di cura;
  • 5.000/10.000 persone per ogni dispensario;
  • 23.188 persone per ogni medico;
  • la speranza di vita media è di 50 anni, rispetto ai 77 anni dei paesi sviluppati;
  • la mortalità infantile è di 92 nati morti ogni 1000 bambini nati, rispetto ai 7 dei paesi sviluppati;
  • la mortalità materna è di 200/400 donne morte ogni 1000 partorienti, rispetto a 0,9 dei paesi sviluppati;
  • la mortalità sotto i 5 anni è di 155 bambini ogni 1000, rispetto ai 9 dei paesi sviluppati;
  • la percentuale di situazioni di malnutrizione grave è 47%.

Questa è purtroppo la situazione sanitaria in Tanzania. Alle donne povere si lascia falsamente intendere che i servizi sanitari sono gratuiti. Ma alle donne che vanno negli Ospedali governativi a partorire si chiede di portare tutto ciò che è necessario per il parto. Molte non possono permetterselo, per cui partoriscono in casa. Negli Ospedali governativi mancano le medicine e i materiali sanitari, che a detta del governo dovrebbero essere gratuiti, per cui i malati devono acquistarli presso i dispensari privati. Così pure, a causa della soppressione dei contributi sanitari e dei sussidi governativi, il peso della cura dei malati e degli anziani ricade in gran parte sulle famiglie. Ora la salute, considerata da tutti un diritto fondamentale, è diventata un bene accessibile solo a chi può pagare. Chi non può pagare le cure mediche o ne fa a meno o dipende dalla carità altrui.

Com'è la situazione della diffusione dell'AIDS in Tanzania?

Nel mondo vivono 42 milioni di persone infette da HIV, e nell'Africa a Sud del Sahara il numero totale dei sieropositivi ammonta a 29.400.000. In Tanzania il contagio sembra essere iniziato alla fine degli anni Settanta, in seguito al rimpatrio dei combattenti che parteciparono all'offensiva contro il dittatore ugandese Idi Amin. Inizialmente, la malattia rimase sconosciuta e si propagò velocemente tramite il ripetuto uso di siringhe infette, trasfusioni di sangue non controllato (situazione che è rimasta immutata fino agli anni Novanta) e assenza di protezioni nei rapporti sessuali. Solo nell'ultimo anno è stato possibile delineare un andamento della diffusione del virus, grazie soprattutto al lavoro di missionari che conservano e organizzano i dati di cui entrano in possesso tramite i test HIV. L'AIDS è ormai abbastanza conosciuto nelle città: cause ed effetti sono di dominio pubblico, anche se in modo approssimativo. Nei villaggi, invece, la malattia è praticamente sconosciuta: si sa soltanto che uccide ed è spesso creduta opera di magia o punizione per coloro che sono corrotti nel corpo da una condotta malvagia. Le persone infette vengono quindi isolate. Le cause del contagio risultano essere per il 90% i rapporti sessuali, per il 5% la trasmissione da madre a figlio e per il restante 5% contatti di altra natura. Ci sono quindi iniziative, portate avanti da ONG, in cui volontari girano per il territorio per distribuire preservativi gratuitamente. Un'intera generazione viene falciata via, e rimangono vecchi che si devono far carico di figli malati e di nipoti da crescere. I bambini non sempre riescono a essere seguiti e crescono in moltissimi casi in condizioni disumane. Non solo la società, ma anche l'economia tanzaniana ne risente. Le persone tra i 15 e i 45 anni muoiono: nel 2000 la forza lavoro è scesa del 13%, e questa percentuale cresce regolarmente. Il potere di acquisto delle famiglie si riduce per mancanza di entrate o per l'aggravio delle spese per la salute: quindi, sempre meno soldi vengono investiti per l'istruzione e il vitto, e chi ne paga le spese sono soprattutto i ragazzi. Un ingiusto debito estero, inoltre, ha corroso anno dopo anno le risorse del paese, progressivamente ridotto la spesa pubblica nei settori nevralgici ed essenziali per la collettività. Una ripresa economica senza forza lavoro diventa impensabile. Dal 1996 sono disponibili sul mercato gli antiretrovirali, creati da sei multinazionali farmaceutiche e alcune organizzazioni mondiali con lo scopo di fornire a prezzo ribassato i medicinali a 150.000 pazienti. L'Africa consuma l'1% dei farmaci venduti nel mondo, e nel 2002, su un totale di quasi 18 miliardi di sterline di entrate, solamente 575 milioni di sterline provenivano da Africa e Medio Oriente: i soldi per la ricerca provengono quindi tuttora da altri mercati, perché non esiste effettivamente un mercato africano. Non sarebbe un problema vendere a prezzo di costo o comunque a prezzo inferiore i farmaci in questo continente, al fine della ricerca. Anzi, la promozione d'immagine che ne risulterebbe per le multinazionali, gratuita e efficace su scala mondiale, basterebbe a compensare eventuali perdite, ma si temporeggia a lungo perché si teme che un'iniziativa come questa possa essere usata quale "precedente". I farmaci generici, che vengono oggi prodotti, hanno cambiato un poco i termini della questione. Il Brasile è riuscito a produrre localmente i medicinali dimezzando la mortalità per AIDS e risparmiando 442 milioni di dollari sulle spese per le cure mediche, denaro che ha coperto quasi totalmente gli investimenti per le terapie. Il prezzo più basso per questi farmaci è proposto dalla ditta indiana Cipla ed è di 140 dollari all'anno per paziente. Gli accordi prevedono che i paesi poveri beneficino di deroghe specifiche per produrre farmaci copia: le regole che consentono queste azioni sono così complicate, però, che nessun paese ne ha ancora beneficiato. La mancanza di infrastrutture e finanziamenti, inoltre, sarebbe un altro freno a queste deroghe. Molteplici i progetti che ormai stanno prendendo piede, a volte con notevoli risultati, anche se interessano una piccola parte di popolazione: sono dei modelli operativi che dimostrano che anche con pochi soldi è possibile sostenere e curare i malati di AIDS in Africa.

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